Da maggio a settembre: perché lo Squalo è annegato
27/09/2016
Simone Gentile (768 articles)
0 comments
Share

Da maggio a settembre: perché lo Squalo è annegato

Torno a scrivere sul blog dopo diverso tempo, spinto principalmente dalla voglio di condividere la mia opinione con voi tifosi che mi seguite, a seguito della partita giocata ieri dal Crotone contro l’Atalanta sul neutro di Pescara: già questa la dice lunga. Ammetto che avevo intenzione di scrivere qualcosa già dopo le 21 di ieri sera ma ho preferito non farlo: certe situazioni è meglio non commentarle a caldo, per tutti; per questo motivo mi sono preso una nottata di riflessione ed ora sono qui, davanti lo schermo del mio pc, a voler dire il mio punto di vista sull’inizio shock di campionato da parte del nostro Crotone. Piccolo spoiler: non si salverà nessuno.

Partiamo dal principio: 20 maggio, ore 22:30; il Crotone ha appena vinto l’ultima giornata di Serie B grazie ad un gol di Torromino, secondo il copione della più bella favola mai scritta: il crotonese che fa vincere la propria città ed apre ai festeggiamenti ed alla premiazione per la squadra che – in compagnia del Cagliari – ha letteralmente dominato il campionato per tutta la stagione. Da lì a pochi minuti viene allestito un palco con Abodi che dispensa medaglie ai nostri ragazzi e Claiton che, poco dopo, alza verso il cielo il trofeo guadagnato da tutti: giocatori, dirigenza, staff e tifosi. Sembrava l’inizio di un sogno ancora più grande: appunto, sembrava.

Juric, tecnico della cavalcata pitagorica, si separa dal Crotone: motivi? Diversi ma ininfluenti ai fini del risultato. Qui iniziano i problemi dei rossoblù: la capacità di trovare un sostituto all’altezza. I giorni passano, si fanno tantissimi nomi – ricordate? De Zerbi, Inzaghi, Grosso, Zenga… – ma l’ufficializzazione del nuovo tecnico non arriva: il ritiro si avvicina, le altre formazioni acquistano giocatori e si preparano adeguatamente per il prossimo campionato di Serie A e noi siamo ancora fermi. Il 23 giugno – molto, troppo in ritardo – viene ufficializzato Davide Nicola, tecnico con un curriculum non troppo entusiasmante alle spalle ma “prima scelta” secondo la società: una mezza bugia, considerando che qualche settimana dopo, prima di Crotone – Palermo, De Zerbi dirà che “la società del Crotone sa perché ho rifiutato“: ma noi sorvoliamo, lo sappiamo che il calciomercato è pieno di mezze verità e bugie.

Sulle capacità gestionali di Nicola ci torniamo alla fine di questo articolo, ora svisceriamo altro. Il punto più dolente della questione: lo stadio. Perché ho fatto l’introduzione di questo articolo scrivendo dell’ultima giornata del precedente campionato? Soltanto per ricordarvi la data nella quale quell’impianto ha smesso di essere utilizzato per poi confrontarla con quella dell’inizio dei lavori per il suo ampliamento: per convenzione diciamo 8 agosto, giorno nel quale sono state aperte le buste che decretavano l’assegnazione dei lavori alle ditte specializzate. Mi permetto di essere poco preciso sulla data di inizio dei lavori per un solo motivo: qualsiasi essa sia, giorno più o giorno meno, non importa dato che è ugualmente in mostruoso ritardo rispetto a quando sarebbe dovuta effettivamente essere.
L’ampliamento era necessario, ne abbiamo già discusso in diverse sedi insieme, non sono d’accordo invece con quelli che dicono che Vrenna, il nostro presidente, abbia scelto di ampliare la tribuna coperta soltanto per ragioni economiche; premesso che da imprenditore è più che normale scegliere di voler  guadagnare di più con qualcosa di proprio (non facciamo i bambini, è innegabile, su), a conti fatti la società è la prima ad essere danneggiata dall’esodo bisettimanale in quel di Pescara. Il Crotone con quella nuova tribuna (che ricordiamo, ha pagato di tasca propria levando fondi che sarebbero stati utili per il mercato, ma su quello ci torniamo dopo) non sta guadagnando nulla: se il concetto di guadagno è rappresentato dall’andare a giocare a Pescara con costi di affitto dello stadio da sostenere, personale autorizzato, trasporto ed alloggio di squadra e staff e nessun entrata dall’incasso dei biglietti allora, signori, il concetto di guadagno che abbiamo differisce in maniera sostanziale. Mi sembra abbastanza ovvio che il Crotone abbia deciso di ampliare quella tribuna (ricordo anche questo, lavoro di un privato su una struttura comunale con un iter burocratico ben definito da seguire) nel momento del quale gli organi di competenza comunali abbiano dato la certezza che quei lavori potessero essere portati a termine entro l’inizio del campionato. Altrimenti, per i motivi sopra elencati, dov’era il guadagno di questa operazione? Qualcuno potrebbe obiettare che la presenza di rilevanti resti archeologici abbiano inciso in maniera significativa nel blocco i lavori: giustissimo, se non fosse per il fatto che in ambito di progettazione esiste proprio una fase di prevenzione di rischi e pericoli per il progetto stesso: dell’esistenza di quei beni ne eravamo tutti a conoscenza (Curva Nord, ricordate?) quindi il pensiero che questo sia stato ignorato fa sinceramente rabbrividire.
Ora non è importante dare colpe perché i giorni passano impietosi: la classifica dice cinque sconfitte ed un pareggio stentato in sei partite, a fronte di uno stadio inesistente e di una tifoseria che diserta le partite casalinghe che poi tali non sono. Una squadra come il Crotone, cenerentola della Serie A, non può permetterselo. Un piccolo appunto sulla tifoseria: condivido pienamente il motivo della loro protesta nel non andare a vedere le partite a Pescara dato che lo Scida è la nostra vera casa ma in una situazione come questa dove la mancanza di tifo si riflette negativamente sulla nostra squadra, c’è veramente bisogno di fare questo danno? Ne stiamo pagando tutti le conseguenze: forse in una situazione così critica sarebbe stato meglio far quadrato intorno alla squadra e continuare a protestare tutti i giorni nei pressi del cantiere dello Scida.

Altro punto dolente di questo grande flusso di pensieri (siete eroi se avete letto fin qui, grazie): il mercato. Sono state fatte operazioni degne di questa categoria? La risposta è il più classico dei nì, più tendente verso il no purtroppo. Attualmente gli unici giocatori che in un qualche modo sembrano pronti per questa categoria sono i soliti Cordaz, Palladino, Rosi (acquisto azzeccato) e Falcinelli: per il resto vuoto totale. Si doveva fare di più ma è semplice capire come la costruzione di quella tribuna abbia tolto forza economica ad una squadra piccolina come la nostra. La cosa interessante è un’altra: sulla carta, non siamo lontani dalle formazioni che lottano per la salvezza. La corsa per non retrocedere è decisamente livellata verso il basso: certo, squadre come l’Atalanta appaiono in vantaggio rispetto ad altre ma se ci soffermiamo ad analizzare Palermo ed Empoli ad esempio, ci rendiamo conto di come non sono estremamente superiori al Crotone. Cos’hanno loro in più di noi? La rabbia. Non la convinzione, non la tecnica, non altro: semplicemente la classica rabbia che ti permette di fare raddoppi di marcatura, in barba alla stanchezza, e ti aiuta a sopperire il divario tecnico con squadre più blasonate grazie alla foga ed all’impegno. Prendete ad esempio Palermo – Juventus: differenza di qualità imbarazzante ma grazie a quella voglia di lottare i siciliani hanno imbrigliato i campioni d’Italia tenendo la gara in bilico fino al fischio finale. Ora prendete ad esempio Roma – Crotone…

E qui mi ricollego al punto iniziale: Nicola. Non voglio discutere sulle sue qualità tecniche: non sono un allenatore e sono sicuro che lui ne saprebbe più di me, dato che se sceglie di schierare una determinata formazione questa è frutto degli allenamenti settimanali che lui dirige ed osserva. No, voglio parlare del nostro tecnico dal punto di vista prettamente emotivo: l’assenza di voglia di sacrificio da parte dei nostri giocatori la interpreto come una mancanza di coesione del gruppo. Ognuno gioca per conto suo, non ci sono trame collettive definite ed al primo gol preso (in ogni partita) si ha la sensazione che la squadra possa naufragare da un momento all’altro, così com’è successo nella gara di ieri, imbarazzante, contro l’Atalanta. Una così elevata pochezza dal lato psicologico è da imputare all’allenatore che non è stato in grado di dare fiducia ai propri ragazzi. E basta. Perché spesso, nel calcio, a fare la differenza è la volontà del sacrificio. Faccio un esempio in grande ricordando il 7 novembre 2012, Champions League, Celtic – Barcellona: divario tecnico enorme, 89% di possesso palla e controllo per i catalani ma come finì quella gara? 2-1 per gli scozzesi, in barba alla qualità ed al resto: soltanto grazie alla forza mentale ed al sacrificio che, in questo momento, al Crotone mancano terribilmente. L’anno scorso eravamo la squadra più forte del campionato? Certo che no. Probabilmente, sulla carta, avevamo una rosa da metà classifica. Eppure la grande forza mentale imposta da Juric – che come ammesso da lui stesso, portava i ragazzi a farsi una bevuta dopo ogni vittoria, pur di cementare l’unione del gruppo – ha permesso di fare un miracolo. Cosa che non si può ripetere con la situazione attuale.
La cosa importante, ora, non è cambiare allenatore: se va fatto questo passo, bisogna prendere qualcuno con un grande carattere, altrimenti non ha senso cambiare ed è meglio restare così come siamo. Certo, attualmente il Crotone sembra avere il potere di riuscire a far risorgere anche la Longobarda di Oronzo Canà, ma la dirigenza in toto deve avere il coraggio di invertire questo trend negativo prima che sia troppo tardi. E attenzione, così come per lo stadio, il tempo inizia a scadere inesorabilmente.

Simone Gentile

Simone Gentile

Sono l'amministratore di questo portale e curo tutto ciò che riguarda la programmazione. Da sempre ho la passione per il calcio ed il Crotone: per questo motivo ho scelto di aprire Kroton Page, affinché potessi condividere questo grande amore con tutti voi lettori.